L’importanza di fermarsi
La vita da dottorand* è unica in tanti sensi e per certi versi assomiglia proprio alle Olimpiadi. Gli atleti olimpici infatti si giocano (almeno) 4 anni di duro lavoro in pochi minuti, e quei pochi minuti possono determinare dai successivi 4 anni ad una vita intera, perchè è tutto ciò che viene visto da fuori.
Così, durante il dottorato, lavori per (almeno) 3 anni ad una miriade di progetti diversi e, se sei abbastanza fortunat*, qualcuno viene anche pubblicato su un giornale o presentato ad una conferenza, e quello non è solo l’unico momento in cui ci sentiamo legittimati ad una (breve) gratificazione, ma è anche quello che poi può determinare i successivi X anni, perchè è tutto ciò che viene visto da fuori.
Durante le ‘submission’ però devi giostrarti tra linee guida del giornale (perchè ognuno ha le sue!), materiali supplementari, e la tentazione di denaturare il tuo articolo da 0 mentre rispondi ai commenti dei revisori, in particolare il mitico revisore #2. E per le conferenze è quasi peggio perchè si aggiunge a tutto ciò il peso della ‘deadline’, una vera e propria ’linea della morte’, perchè se non va bene se ne riparla (almeno) l’anno prossimo.
Insomma tutto questo caos fa sì che ci si dimentica di fermarsi.
Lavorando sempre a lungo termine, talvolta su materie astratte, ti lascia sempre galleggiare in questa nube di inconsapevolezza, lasciandoti sempre la sensazione del vuoto sotto ai piedi, come se non stessi costruendo nulla.
Ecco, fermarsi è fondamentale per realizzare che stiamo lavorando davvero, per valorizzarlo, per guardare da fuori dove stiamo andando e capire se è la direzione giusta.
Fermarsi è anche bello per festeggiare i propri traguardi, quelli che vengono visti da fuori e, soprattutto, quelli che possiamo vedere solo noi - perchè non si possono aspettare le Olimpiadi per festeggiare!
Ecco, la settimana scorsa è stato un tour de force tra la breve parentesi in Italia e la competizione a cui ho partecipato, e mi sono accorta solo una volta tornata a Nijmegen (dove sto svolgendo il periodo all’estero) che mi sono dimenticata di festeggiare!
Ma festeggiare cosa?
- Il primo mese da sola della mia vita (lo so, 28 anni è un po’ tardi ma meglio tardi che mai)
- Il primo mese all’estero (sono a Nijmegen (NL), nel gruppo lungai del DIAG, al Radboudumc, per lavorare ad un modello di predizione di malignità dei noduli polmonari)
- Il primo tiramisù in cui la crema impazzisce ma che trasformato in gelato è poi un capolavoro
- Le nuove amicizie che sto costruendo e quelle che esistono da sempre
- I nuovi progetti e le nuove idee che stanno nascendo (come se non bastassero quelli in corso)
- La Coimbra Group - 3-Minute-Thesis Competion - Unibo edition! Una vera e propria sfida in cui 10 ricercatori Unibo presentano il proprio progetto di dottorato in 3 minuti, usando un linguaggio comprensibile a tutti e con una sola slide (La diretta della competizione è visibile qui)
Eh già, l’ultima non me la aspettavo neanche io. Certo, la passione per la divulgazione si è fatta sempre più spazio dentro di me nel tempo, specialmente dopo i laboratori per ragazzi delle medie tenuti con Ossigeno S.C.S - grazie Eliana, Danilo e Pier per quello che fate. Però ecco, riuscire a parlare del proprio progetto di dottorato in 3 minuti, in inglese, davanti ad una giuria, non era sicuramente nei piani della Giulia che ad 8 anni si vergognava anche di dire il proprio nome.
Stamattina ho 28 anni (ormai da 10 giorni…) e mi fermo per festeggiare, per capire un po’ di più cosa mi piace fare e dove voglio andare, professionalmente e non, per ringraziare i colleghi che hanno partecipato alla competizione e ci hanno ricordato che fare scienza è il lavoro più bello del mondo.
A presto,
Giulia
